Emissioni Odorigene: Cosa Sono e Normativa

Emissioni Odorigine: premessa

Emissioni Odorigene

Le emissioni odorigene rappresentano un tema di grande attualità che ci si trova ad affrontare senza alcuna normativa nazionale di riferimento che disciplini in modo chiaro la materia.

Molto spesso ci si imbatte in prescrizioni difficili da applicare e rispettare in quanto sono frutto della interpretazione della norma da parte dell’Ente che deve rilasciare la autorizzazione alle emissioni in atmosfera.

D’altra parte si registra una crescente sensibilità della opinione pubblica verso le problematiche ambientali che trova sfogo nelle sempre più numerose segnalazioni di episodi di molestie olfattive (reali o presunte) agli Enti di controllo (ASL, ARPA, Vigili Urbani): sempre più di frequente si tende ad associare le emissioni odorigene moleste a sostanze nocive per la salute umana.

Nel contempo l’art. 272-bis del D.Lgs. 152/06[1] ha introdotto il concetto che le emissioni odorigene rappresentano una forma di emissione in atmosfera e vanno analizzate nell’ambito del rilascio della autorizzazione alle emissioni in atmosfera, prevedendo limiti e prescrizioni per contenere l’impatto delle molestie olfattive verso i recettori esterni, con la possibilità di stabilire criteri localizzativi in funzione dei recettori prossimi alla attività.

Questo articolo ha attribuito alle emissioni odorigene un ruolo di fondamentale importanza, alla pari se non più importante, delle “classiche” emissioni in atmosfera. In assenza di una normativa specifica ed univoca che stabilisca dei limiti generali, si rischia di rimanere imbrigliati all’interno di prescrizioni e/o limiti emissivi che difficilmente possono essere rispettati. Si aggiunga poi che le tecnologie di misurazione delle emissioni odorigene sono agli albori e non offrono garanzie né per le attività che emettono odori né per gli Enti di controllo.

Da questo quadro emerge che una applicazione poco flessibile dell’art. 272-bis può rappresentare un serio impedimento alle attività produttive sia in fase di avvio sia in fase di rinnovo/modifica di autorizzazioni esistenti (ad esempio AIA, AUA).

In questo secondo caso ci si trova spesso di fronte a situazioni in cui in prossimità di insediamenti produttivi, sono stati rilasciati permessi per la costruzione di aree residenziali senza alcuna programmazione urbanistica. Ne consegue la insorgenza di conflitti di difficile soluzione fra attività esistenti (che hanno tutto il diritto di proseguire la propria attività) e nuovi insediamenti (per lo più residenziali) che lamentano molestie olfattive di vario genere con presunte problematiche sanitarie connesse.

La gestione di tali conflitti risulta alquanto complessa con gli strumenti tecnici e legislativi a disposizione.

Emissioni Odorigene

Sul medesimo livello di confusione normativa si attestano le sentenze emesse nel corso degli anni sull’argomento dalle Corti di Cassazione, divise equamente fra riconoscimento del reato e assoluzione: da una parte si considera reato la emissione odorigena ai sensi dell’Art. 674 del Codice Penale (getto pericoloso di cose)[2]; dall’altra si assolve il soggetto che rispetta i limiti autorizzati per le emissioni in atmosfera (laddove presenti).


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Emissioni odorigine normativa

emissioni odorigine normativa
Emissioni odorigine normativa

La normativa italiana non prevede valori limite di emissione di odore o di disagio olfattivo e rimanda a disposizioni specifiche in materia emanate dalle diverse Regioni (ad oggi solo alcune hanno provveduto in materia).

Attualmente si fa riferimento innanzitutto alla Delibera n. 38/2018 del Sistema Nazionale di Protezione dell’Ambiente (SNPA, v. anche ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e di seguito ad alcune normative regionali.

Laddove nel contesto di riferimento non siano state emanate normative specifiche in materia di emissioni odorigene si individua la normativa di riferimento fra quelle esistenti.

Di seguito sono elencate le principali normative di riferimento:

  • Delibera n. 38/2018 del SNPA (documento di sintesi di vari distretti ARPA)
  • G.R. Regione Lombardia n. IX/3018 del 15/2/2012: Determinazioni generali in merito alla caratterizzazione delle emissioni gassose derivanti da attività a forte impatto odorigeno e relativi allegati
  • G.R. Regione Lombardia n. IX/3552 del 30/5/2012: Caratteristiche tecniche minime degli impianti di abbattimento per la riduzione dell’inquinamento atmosferico derivante dagli impianti produttivi
  • Regione Puglia – ARPA Puglia 17/12/2014: Linee guida per il rilascio di pareri riguardanti le emissioni in atmosfera prodotte dagli impianti di depurazione
  • R. Regione Puglia 16 aprile 2015, n. 23: Disciplina delle emissioni odorifere delle aziende. Emissioni derivanti da sansifici. Emissioni nelle aree a elevato rischio di crisi ambientale
  • G.P. Provincia Trento n. 1087 del 24/06/2016: Linee guida per la caratterizzazione, l’analisi e la definizione dei criteri tecnici e gestionali per la mitigazione delle emissioni delle attività ad impatto odorigeno
  • G.R. Regione Piemonte 9 gennaio 2017, n. 13-4554 L.R. 43/2000: Linee guida per la caratterizzazione e il contenimento delle emissioni in atmosfera provenienti dalle attività ad impatto odorigeno
  • Regione Friuli Venezia Giulia – ARPA FVG 2017: Procedura per la valutazione dell’impatto odorigeno da attività produttive
  • Regione Emilia Romagna – Linee Guida ARPAE 35/DT del 18/05/2018: Indirizzo operativo sull’applicazione dell’art. 272Bis del D.Lgs.152/2006 e ss.mm

Strumenti di misura Odori

L’odore può essere definito come una “qualunque emanazione percepibile attraverso il senso dell’olfatto” e come una “risposta soggettiva ad una stimolazione delle cellule olfattive, presenti nella sede del naso, da parte di molecole gassose” (fonte APAT, 2003).

La valutazione del potenziale fastidio o piacere derivante da un odore è definito “TONO EDONICO” che rimane pur sempre una valutazione del tutto soggettiva. Ne discende che la misura degli odori (e di conseguenza la valutazione delle emissioni odorigene) è alquanto complessa e delicata.

La norma di riferimento per la determinazione della concentrazione di odore è la UNI EN 13725:2004 che specifica un metodo per la determinazione oggettiva della concentrazione di odore di un campione gassoso. E’ previsto che il campione di aria venga sottoposto ad analisi mediante olfattometria dinamica, da un gruppo di esseri umani come valutatori (sei rinoanalisti) che odorano il campione prelevato in sito, da sorgenti puntiformi (convogliate) o areali (diffuse).

Il campionamento viene eseguito utilizzando uno strumento dedicato specifico con sacchetti in Nalophan o altro materiale equivalente inodore del volume di 8 litri che andrà analizzato nelle ore immediatamente successive al campionamento. L’obiettivo principale della norma UNI e quello di fornire una base comune di analisi e di valutazione oggettiva delle emissioni di odori in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

L’impatto odorigeno viene generalmente misurato a partire dai dati di concentrazione di odore (Cod), espressi in unità odorimetriche od olfattometriche al metro cubo (OUE/m3), che rappresentano il numero di diluizioni necessarie affinché il 50% degli esaminatori (panel test) non avverta più l’odore del campione analizzato (Allegato A alla D.G.R. 15/2/2012 – n. IX/3018).

Un altro sistema per la misurazione dell’odore prevede l’utilizzo di strumenti specifici denominati IOMS (Instrumental Odour Monitoring Systems) con riferimento alla norma UNI 11761:2019. La norma individua i requisiti tecnici e di gestione degli IOMS (i cosiddetti “nasi elettronici”) per il monitoraggio e la misurazione periodica degli odori in aria ambiente, alle emissioni e indoor.

Il monitoraggio delle emissioni odorigene può essere eseguito in aria ambiente (“al recettore”), in emissione (“alla sorgente”) ed al confine dell’impianto (“a bordo impianto”).

Sono previsti tre di tipi di determinazioni e quindi di strumenti di misura, in funzione del tipo di analisi da eseguire:

  1. Determinazione di presenza/assenza di odore (misurazione di tipo A);
  2. Determinazione della classe odorigena (misurazione di tipo B), in cui la scala di misura sulla quale lo strumento restituisce il risultato è costituita da un numero discreto di livelli di odore compresi fra un minino ed un massimo (es: soglia di allarme);
  3. Determinazione della quantità di odore espressa in una scala di misura correlata con la concentrazione di odore determinata secondo la norma UNI EN 13725 (misurazione di tipo C).

La norma è recente ma è già in via di aggiornamento in quanto si tratta di tecnologie relativamente giovani ed in via di continua evoluzione.

Simulazione dispersioni odori

emissioni odorigine simulazione

Uno degli strumenti più importanti nella valutazione dell’impatto odorigeno verso determinati recettori è lo “Studio di Valutazione dell’impatto odorigeno”.

Si tratta di una simulazione di dispersione degli odori in un intorno di 3 km da una o più sorgenti (punti di emissione) tramite un modello matematico. L’obiettivo è di valutare la entità dell’impatto odorigeno presso i cosiddetti “recettori sensibili” (abitazioni, scuole, ospedale, attività produttive, parchi, in genere aree e strutture in cui si prevede la presenza continuativa di persone).

In estrema sintesi il modello prende come dati in ingresso il valore delle emissioni odorigene alle varie sorgenti individuate (puntuali, areali o volumetriche) ed i dati meteorologici dei due anni precedenti. In uscita il modello restituisce una previsione della concentrazione degli odori mediante curve di livello (con concentrazione di odore costante, definite ISOPLETE), ciascuna rappresentata da una determinata concentrazione, ed il numero di eventi all’anno in cui si verifica quella concentrazione.

Pertanto innanzitutto è opportuno eseguire delle misurazioni in loco, individuando le sorgenti emissive di odore, basandosi sulla olfattometria dinamica (UNI EN 13725:2004). Successivamente i dati ottenuti andranno utilizzati per eseguire la simulazione sopra descritta. Il modello esegue uno Studio Previsionale dell’Impatto Odorigeno con un certo grado di incertezza: la restituzione rappresenta una rappresentazione della realtà con un certo margine di errore.

D’altra parte il modello può essere un valido strumento per valutare l’effetto di eventuali azioni mitigative dell’impatto odorigeno e come si distribuisce l’odore nelle aree circostanti la sorgente emissiva: è uno strumento che non risolve da solo le problematiche connesse alle emissioni odorigene ma aiuta a capire l’entità delle azioni da mettere in campo per ridurre le molestie olfattive.


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Analisi emissioni odorigine e valutazione

Le norme sopra menzionate individuano un percorso per la valutazione, la analisi e la mitigazione dell’impatto odorigeno di una qualsiasi attività.

Innanzitutto vanno individuate le sorgenti emissive classificate come convogliate e diffuse, puntiformi, areali e volumetriche. Vanno eseguite poi le misurazioni espresse nelle unità di misura OUE/m3 o OUE/s, basandosi principalmente sui criteri stabiliti dalla olfattometria dinamica (UNI EN 13725:2004) o su dati di letteratura, ove disponibili ed accettati dagli Enti di controllo.

Il passaggio successivo è l’inserimento dei dati suddetti all’interno del modello descritto nel punto precedente.

L’obiettivo è di ottenere una mappa di impatto che evidenzia i valori di concentrazione orari di picco di odore al 98° percentile[3] su base annuale al suolo a diversi livelli di concentrazione odorigena espressa in OUE/m3.

La DGR della Regione Lombardia prevede i seguenti livelli di concentrazione odorigena:

  • 1 OUE/m3 il 50% della popolazione percepisce l’odore;
  • 3 OUE/m3 l’85% della popolazione percepisce l’odore;
  • 5 OUE/m3 il 90-95% della popolazione percepisce l’odore.

Ad oggi non sono stati ancora definiti dei limiti precisi di odore in atmosfera in funzione della distanza dall’impianto e della tipologia di recettore interessato. Ad ogni modo, in merito ai centri abitati, si deduce la seguente chiave di lettura:

  • Concentrazione di odore al recettore inferiore a 3 OUE/m3: accettabile;
  • Concentrazione di odore al recettore compresa tra 3÷5 OUE/m3: fascia di valutazione;
  • Concentrazione di odore al recettore maggiore di 5 OUE/m3 : non accettabile oppure accettabile con prescrizioni e/o interventi atti a limitare la dispersione delle emissioni.

Pertanto è fondamentale che nei centri abitati limitrofi all’impianto l’impatto simulato sia inferiore a 5 OUE/m3.

Di norma un valore di emissione odorigena inferiore a 1 OUE/m3 si ritiene senz’altro accettabile e può essere considerato un ottimo risultato.

Abbattimento delle emissioni odorigine

A valle delle valutazioni e delle analisi derivanti dal modello di dispersione degli odori, occorre stabilire se sono necessari interventi per l’abbattimento delle emissioni odorigene: l’obiettivo è di ridurre le molestie olfattive alle sorgenti di emissione al fine di rispettare determinati limiti ai recettori sensibili. Una sintesi delle BAT (Best Available Technologies) disponibili in materia è fornito dalla D.G.R. Lombardia n. IX/3552 del 30 maggio 2012 che sintetizza dei possibili interventi da adottare a seconda delle casistiche da mitigare. Si tratta di uno spunto di riflessione, non esaustivo, da cui iniziare a lavorare. Si può procedere anche per gradi, prevedendo una serie di interventi mitigativi delle emissioni odorigene e valutando di volta in volta i benefici ottenuti in termini di effetti sui recettori sensibili.

Casistiche ricorrenti sugli odori malevoli

Le situazioni più comuni oggetto di problematiche derivanti da emissioni odorigene moleste sono: impianti di trattamento rifiuti, impianti di produzione compost e biogas (digestione aerobica e anaerobica di sostanze organiche), impianti di depurazione acque reflue (depuratori), allevamenti di animali, spandimento di letame e concimi in agricoltura. In alcuni casi si sono riscontrati problemi di molestie olfattive anche per ristoranti, friggitorie e attività di ristorazione in genere.

[1] L’art. 272-bis è stato introdotto nel Testo Unico Ambientale – D.Lgs. 152/06 con il D.Lgs, 15 novembre 2017 n. 183, in vigore dal 19 dicembre 2017: “1. La normativa regionale o le autorizzazioni possono prevedere misure per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigene degli stabilimenti di cui al presente titolo. Tali misure possono anche includere, ove opportuno, alla luce delle caratteristiche degli impianti e delle attività presenti nello stabilimento e delle caratteristiche della zona interessata, e fermo restando, in caso di disciplina regionale, il potere delle autorizzazioni di stabilire valori limite più severi con le modalità previste all’articolo 271:

  1. a) valori limite di emissione espressi in concentrazione (mg/Nm³) per le sostanze odorigene;
  2. b) prescrizioni impiantistiche e gestionali e criteri localizzativi per impianti e per attività aventi un potenziale impatto odorigeno, incluso l’obbligo di attuazione di piani di contenimento;
  3. c) procedure volte a definire, nell’ambito del procedimento autorizzativo, criteri localizzativi in funzione della presenza di ricettori sensibili nell’intorno dello stabilimento;
  4. d) criteri e procedure volti a definire, nell’ambito del procedimento autorizzativo, portate massime o concentrazioni massime di emissione odorigena espresse in unità odorimetriche (ouE/m³ o ouE/s) per le fonti di emissioni odorigene dello stabilimento;
  5. e) specifiche portate massime o concentrazioni massime di emissione odorigena espresse in unità odorimetriche (ouE/m³ o ouE/s)per le fonti di emissioni odorigene dello stabilimento; …..”

[2] Art. 674 Codice Penale: “Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a duecentosei euro.”

[3] La concentrazione di odore al 98° percentile è il valore percepito per il 2% delle ore in un anno. Ad esempio, se presso un dato recettore il 98° percentile delle concentrazioni orarie è di 3 OUE/m3, significa che la concentrazione di picco di odore presso quel recettore è inferiore a 3 OUE/m3 per il 98% delle ore nell’anno considerato.


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